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Enzo Lorusso Book

di Vincenzo Di Gioia
Come l’Omnibook per Charlie Parker, ecco l’Enzo Lorusso Book con i migliori soli dal 1959 al 1965, selezionati e trascritti dal sassofonista Vincenzo Di Gioia. Si tratta di: A Night in Tunisia, Billie’s Bounce, Boccuccia Di Rosa, Capricious, Ebb Tide, Gone With The Wind, Il Ballo del Mattone, Riff and Blues, St. Louis Blues, Tequila, The Sweetest Sounds, The Way You Look Tonight. Per gli amanti del sax jazz e non solo.

15,00 

ISBN: 9788894528947
Pagine64
Anno Edizione2024
LinguaInglese, Italiano

Sinossi

Per comprendere a pieno le ragioni per le quali Vincenzo Lorusso è da considerarsi uno dei musicisti di jazz più compiuti e allo stesso tempo una tra le più grandi promesse musicali della nostra Italia, è assolutamente necessario avere ben presente il contesto in cui la sua personalità artistica si è sviluppata.

Difatti l’importanza di Lorusso è di natura storica ancor prima che musicale: egli è appartenuto alla prima vera generazione di jazzisti sul territorio pugliese e anche nazionale, considerate le difficoltà che il jazz aveva incontrato in Italia nel corso del ventennio fascista fino al termine della Seconda Guerra Mondiale. Si trova dunque tra quella ristretta cerchia di musicisti che per la prima volta in Italia sono riusciti ad assimilare in maniera autentica e anche molto personale un linguaggio musicale molto vasto e complesso come quello del Bebop, il tutto semplicemente attraverso l’ascolto attento delle poche registrazioni che si potevano avere a disposizione all’epoca, secondo un percorso di apprendimento del tutto autonomo e decisamente estraneo al mondo fatto di infinite possibilità di cui si può godere ai giorni nostri. Il linguaggio Bebop autentico, esplorato a partire dalla seconda metà degli anni ’40 da Charlie Parker e dai suoi colleghi, richiede una serie di competenze musicali avanzate affinché possa essere compreso, interiorizzato e infine rielaborato secondo una visione personale : è necessario in primo luogo una padronanza tecnica totale del proprio strumento, un’approfondita conoscenza dell’armonia, del vocabolario melodico e ritmico, e anche una buona dose di creatività per non cadere nel già sentito e trovare invece soluzioni improvvisative sempre nuove e originali. Lorusso dimostra di possedere tutte queste qualità : analizzando le sue improvvisazioni si riscontrano, oltre a una preparazione tecnica non indifferente, una conoscenza armonica ben estesa, una padronanza del materiale melodico e ritmico del tutto consapevole, cosciente e matura, e infine un’innata capacità di inventare e creare linee diverse, personali, autenticamente improvvisate e perfettamente efficaci che soltanto chi in qualche modo percepisce questa musica dentro di sé riesce a esternare con il proprio strumento. Il fatto che Lorusso sia riuscito ad acquisire questo tipo di maturità musicale, nel contesto della Ruvo di Puglia di quel tempo, senza nessun tipo di guida strumentale né all’ascolto, ne lascia intendere la grandezza e la naturale propensione per l’arte musicale, e soprattutto rende di fatto privo di senso ogni tipo di paragone con i grandi jazzisti americani della sua stessa epoca. A dirla tutta anzi, Lorusso non dimostrava tutto ciò unicamente sul sax alto, bensì padroneggiava allo stesso modo anche il clarinetto (suo primo strumento) e il sax baritono, un dato da non sottovalutare e soprattutto non così diffuso nemmeno tra gli inarrivabili maestri americani del sassofono jazz.

Per questi motivi la figura di Enzo Lorusso è di certo una delle più compiute e realizzate che la nostra terra abbia mai visto, ma la sua prematura scomparsa (avvenuta nel 1966, all’età di 35 anni) non ci vieta di pensare a lui anche come una grande promessa, in quanto nessuno di noi può immaginare fin dove la sua espansione si sarebbe potuta spingere, soprattutto considerando i risultati già ammirevoli che aveva raggiunto.

Vincenzo Di Gioia

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